Le semifinali di questa edizione della Copa America disegnano 2 sfide cariche di significati, più o meno conosciuti nel resto del mondo calcistico. Per una non c’è bisogno di aggiungere granchè, Brasile – Argentina, il SuperClasico delle Americhe, da sempre lo scontro definitivo tra le 2 superpotenze calcistiche del Sudamerica, mentre per il derby del Pacifico tra Cile e Perù, vanno tirate in ballo anche vicende storiche pregresse, come la guerra del Salnitro, conflitto di fine ‘800, particolarmente cruento, che ha lasciato, soprattutto verso il Cile, l’antipatia, per non dire peggio, di quasi tutto il Sudamerica.

Nel primo dei 2 confronti, quello dell’Estadio Mineirao di Belo Horizonte, il Brasile di Tite si presenta in  campo con il consueto 4-2-3-1 con Alisson in porta, dietro capitan Dani Alves, Marquinhos, Thiago Silva e Alex Sandro, a centrocampo la coppia Casemiro – Arthur, con il trio Coutinho, Gabriel Jesus, Everton, alle spalle del bomber del Liverpool Roberto Firmino.  Scaloni risponde per l’Albiceleste con il 4-3-1-2, già visto contro il Venezuela, con Armani tra i pali, difesa con Foyth, Pezzella, Otamendi, Tagliafico, centrocampo con Paredes, De Paul e Acuna, Leo Messi ad agire dietro Aguero e Lautaro Martinez.

La Seleccion non avverte minimamente il clima avverso, anzi si districa bene e mette in difficoltà la squadra verde oro, dimostrando un crescendo di consapevolezza delle proprie qualità. Occasioni per Aguero e Lautaro Martinez, sempre più impattante anche come personalità verso avversari di rango elevato come la coppia centrale brasiliana, ma al 19°, al primo vero affondo, Firmino si libera di Otamendi, palla nel mezzo per Gabriel Jesus, che di piatto destro conclude in rete, battendo Armani e regalando il vantaggio ai suoi. L’Argentina non si perde d’animo e con Aguero colpisce una clamorosa traversa di testa, su cross delizioso di Messi, poi entra in scena l’inadeguato arbitro ecaudoriano Zambrano, non proprio un fischietto di primo piano in Sudamerica, che decide di non ricorrere al VAR, anche su mancata segnalazione dell’assistente al video l’uruguaiano Leodan Gonzalez, su episodi dubbi, scatenando, soprattutto a fine partita, l’ira della Pulga, di solito mai avvezzo a certe dichiarazioni. Nella ripresa, lo spartito non cambia, gli uomini di Scaloni non ci stanno a soccombere ai padroni di casa, soprattutto Messi, ancora protagonista con un gran sinistro che viene fermato dal palo, con Alisson che non avrebbe potuto nulla. Ma questa è la Copa del futebol bailado verde oro, anche in una partita con soli 4 tiri in porta del Brasile, dopo che nelle precedenti 4 sfide, la squadra di Tite ne aveva confezionati una media di ben 20, per non parlare dei tiri subiti, numeri risibili nei match fin qui disputati, ben 14 nello scontro con la Seleccion. Per ulteriormente sottolineare il cinismo chirurgico del Brasile, arriva il gol del raddoppio al 71° con Firmino,che conclude in rete alle spalle di Armani, dopo una devastante discesa di Gabriel Jesus che spazza via Pezzella, resiste al rientro di Otamendi e Foyth, servendo al centro dell’area il compagno di reparto, per la rete del definitivo 2 a 0. Partita che non condanna assolutamente l’Argentina, squadra che ha finalmente iniziato un percorso di risalita, dopo lo scempio calcistico targato Sampaoli a Russia 2018 e soprattutto questa Copa ci restituisce un Leo Messi in grande spolvero anche con la Seleccion, sempre presente nel vivo della manovra, con lo sguardo proiettato già all’edizione 2020 che si giocherà in Colombia e proprio in Argentina, diradando assolutamente qualsivoglia proposito di lasciare la nazionale, mentre per il Brasile si sprecano i complimenti, una squadra devastante sul piano offensivo, con titolari ed alternative praticamente sullo stesso livello, così come in difesa, se poi aggiungiamo che Alisson non prende reti da bene 9 partite tra Liverpool e Selecao, capiamo bene che la squadra di Tite ha in mano questa Copa, che al Maracanà la vedrà in finale domenica, contro la vincente di Cile -Perù.

Alla Gremio Arena, era in programma l’altra semifinale, la sentitissima sfida tra Cile e Perù, che sulla carta vedeva la Roja di Rueda favorita sulla Bicolor del Tigre Gareca. Ma, come sempre, il campo è l’unico giudice inappellabile ed il campo ha sentenziato un nettissimo 3 a 0 per il Perù, alla prima vera partita estremamente convincente in questa Copa. Le reti, al 21° di Flores, al 38° di Youtun, su un’uscita scriteriata del portiere cileno del Racing Avellaneda Arias, terzo gol al 91° del Depredador Paulo Guerrero, finalmente devastante. Cile sottotono, soprattutto nella prima frazione, con un Alexis Sanchez quasi ectoplasmatico, mentre nella ripresa, la Roja cambia atteggiamento ed impegna numerose volte il vero hombre del partido, il portiere peruviano Gallese, che si supera sulle conclusioni di Aranguiz, Sanchez e Beausejour, parando persino un rigore calciato col cucchiaio da Edu Vargas. La finale, domenica al Maracanà, sarà Brasile e Perù, che in questa Copa si erano già affrontate nel girone A, con la secca vittoria verde oro per 5 a 0, mentre per il 3° e 4° posto si scontreranno Argentina e Cile.

Venendo alle vicende di mercato argentine, segnaliamo l’acquisto dell’ex promessa del Boca Marcelo Meli da parte dei neo promossi del Central Cordoba, la firma col Pincha dell’ex Tigre Fede Gonzalez e la cessione, quasi in dirittura d’arrivo, al Bologna del centrocampista del Velez Nicolas Dominguez. Inoltre, nell’ultima riunione dell’AFA, è stata ufficializzata la decisione che, anche per questa Superliga, saranno 4 le retrocessioni, attribuite con la antistorica classifica dei Promedios, generando così discreta preoccupazione  a La Plata, sponda Gimnasia e a Rosario, sia sul versante Canalla che sul versante Leproso.

Ma la notizia più importante della settimana è stata la festa della notte tra il 30 Giugno ed il 1° Luglio, quando a Buenos Aires, quartiere di Boedo, in Avenida La Plata 1700, il Club Atletico San Lorenzo de Almagro è ufficialmente tornato in possesso dei terreni, su cui sorgeva il Gasometro, prima della requisizione da parte della Giunta Militare e la conseguente svendita alla catena francese di supermercati Carrefour, col conseguente trasloco del club al Bajo Flores, barrio a dir poco problematico della capitale argentina, con la costruzione del Nuevo Gasometro, stadio che adesso verrà smantellato. La Vuelta a Boedo è finalmente partita e vedrà la sua naturale conclusione con la costruzione del nuovo stadio, che verrà intitolato ad uno dei tifosi speciali del club, Jorge Mario Bergoglio, tessera numero 88.235, infatti l’impianto si chiamerà Estadio Papa Francisco.

Vi lasciamo con le immagini delle semifinali e della grande festa del Ciclon.