Stadio Maracanà di Rio de Janeiro. Questo il palcoscenico per l’atto conclusivo della edizione 2019 della Copa America. Si affrontano i padroni di casa del Brasile, fin qui vera e propria macchina da guerra con 10 reti realizzate e nessuna subita ed il Perù, uscito a sorpresa da una parte di tabellone che ha visto le poco pronosticabili, alla vigilia, eliminazioni di Colombia e Uruguay.

I giovani della Selecao, ormai con numeri da record tra nazionale e squadre di club, guidano l’assalto al trofeo, 12 anni dopo l’ultima affermazione, per mantenere la tradizione favorevole, che la vede sempre vincitrice nelle precedenti 4 edizioni organizzate in casa.

Nonostante la sonora vittoria in semifinale, un netto 3 a 0 al Cile, nessuno vede il Perù del Tigre Ricardo Gareca, come un equipo in grado di reggere l’onda d’urto dei vari Coutinho, Gabriel Jesus, Everton, se pensiamo poi alla retroguardia granitica formata da Thiago Silva e Marquinhos, capitan Dani Alves in stato di grazia assoluta, alla “tenera” età di 36 anni, attualmente senza contratto, per arrivare al portiere, Alisson, al momento il più forte al mondo.

Agli ordini dell’arbitro cileno Roberto Tobar, che diresse egregiamente a Novembre alla Bombonera l’esaltante andata della SuperFinal di Libertadores tra Boca e River, il match si indirizza subito verso il Cristo Redentore con il vantaggio brasiliano ad opera di Everton, marcatura che però non demolisce il progetto tattico blanquirrojo, ottimamente predisposto da un signor allenatore come Gareca, sempre sottovalutato, a dispetto dei risultati ottenuti, infatti al 43° Tobar concede un penalty al Perù, dopo revisione VAR, per un fallo di mano di Thiago Silva, con il Depredador Paolo Guerrero che insacca il momentaneo 1 a 1, mettendo fine alla imbattibilità che durava da ben 9 incontri tra Premier, finale di Champions e Copa di Alisson. Equilibrio che dura solo 4 minuti, con il Brasile che si riporta in vantaggio al 47° con l’attaccante del City Gabriel Jesus, che nella ripresa, verrà poi espulso. Il sigillo finale, al 90°, su rigore con Richarlison per il 3 a 1, che consegna una meritatissima Copa America al Brasile, realmente dominante in tutte le voci statistiche, ma soprattutto con la squadra ed il gioco più forti di tutto, anche di certe situazioni arbitrali abbastanza borderline. Da segnalare, il premio come miglior giocatore a Dani Alves, calciatore al 40° trofeo vinto in carriera, in alcuni frangenti impattante nella manovra di gioco e nel riversare ai compagni più giovani il proprio tonnellaggio di esperienza, per affrontare situazioni complicate all’interno del match. Complimenti al Perù, da nessuno dato come possibile finalista, che ha messo in campo la propria organizzazione, ma che davvero nulla avrebbe potuto, di fronte allo sconfinato talento dei ragazzi di Tite.

All’Arena Corinthians di San Paolo, è andata in scena la finalina tra Argentina e Cile. Le uniche novità dell’11 iniziale proposto da Scaloni, nell’Albiceleste, sono il rientro di Gio Lo Celso in luogo di Acuna e La Joya Dybala per lo squalificato Toro Martinez. Un ispiratissimo Messi propizia il gol del vantaggio al 12°, quando batte a sorpresa una punizione, lanciando in profondità il Kun Sergio Aguero, che aggira il portiere, portando in vantaggio la Seleccion. Al 21° arriva il raddoppio, con Lo Celso che verticalizza con maestria per Dybala che si libera di un avversario con uno stop di esterno sinistro, un tocco e poi una deliziosa definizione sempre col mancino, indirizzando la sfera sul secondo palo, per evitare l’uscita del portiere. Argentina molto presente, Cile assente ingiustificato, fallosissimo e nervosissimo, soprattutto con l’elemento più infiammabile, da questo punto di vista, ovvero l’ex Inter e Boca il Pitbull Gary Medel. Arriviamo così al 38° quando, nel tentativo di proteggere un pallone che si stava indirizzando verso il fondo, vengono a contatto, in maniera del tutto consona lo stesso Medel e Messi. Al cileno si annebbiano le facoltà mentali o forse agisce con grande e chirurgica premeditazione, fatto sta che si indirizza muso muso verso la Pulga e lo spinge con dei colpi di petto minacciosi, ai quali Messi non risponde, anzi alza entrambe le braccia. Ma l’inadeguatissimo ed assolutamente impresentabile arbitro paraguaiano Diaz de Vivar, espelle correttamente Medel ma fa altrettanto con Messi, che al massimo andava soltanto ammonito. Neanche l’altrettanto inadeguato assistente al VAR ha fatto cambiare decisione al fischietto paraguaiano, nemmeno mandato davanti al video per una review. Questo episodio condizionerà tutta la restante direzione di gara, basti vedere l’episodio che porta, nella ripresa al 56°, un calcio di rigore al Cile, con il richiamo del VAR, per un fallo di Lo Celso su Aranguiz, con l’arbitro che aveva fatto proseguire il gioco, nonostante il contatto evidente e l’estrema vicinanza all’azione, semmai si poteva giustamente capire se l’avesse concesso immediatamente e poi avesse chiesto conferma se l’intervento falloso fosse o meno sulla linea, vista la difficoltà di quella decisione, non certa la valutazione del contatto. Vidal accorcia le distanze, ma il Cile non combina poi granché, pertanto l’Argentina vince per 2 a 1 e si classifica al 3° posto, con Messi che, in guerra aperta con la Conmebol, a suo dire marcia e corrotta, in prima fila per favorire il Brasile, lo avrebbe punito con un rosso che grida vendetta, diserta la premiazione, suscitando anche le reazioni contrarie dei giocatori brasiliani, in primis Thiago Silva, che chiedono al capitano del Barcellona di riconoscere che, sul campo, il Brasile è stato più forte.

Venendo al mercato delle squadre argentine, il colpo degli ultimi giorni lo mette a segno il Boca Juniors, con l’acquisto dal Gimnasia del talentissimo centravanti venezuelano classe 2000 Jan Carlos Hurtado, alcune settimane fa vicinissimo alla Samp. Costo dell’operazione, per la totalità del cartellino, 5 milioni di dollari. A Nunez, il River cerca di replicare e prova a chiudere un colpo per la difesa, cercando di riportare nella Superliga, dall’esilio dorato in Arabia, l’ex San Lorenzo, il cileno Paulo Diaz. Ciclon che cede al Penarol Gabriel Rojas, mentre l’ex Lanus Sebastian Rivas finisce in prestito al Rosario Central.

Vi lasciamo con le immagini delle 2 finali e, dopo qualche giorno di break, ci risentiremo per la presentazione della Superliga 2019 / 20, ormai alle porte.